SEGNALATO IL GROSSO FELINO NEL MODENESE, BOLOGNESE E REGGIANO
Si possono incontrare le loro tracce, trovare prede lacerate, sentire il loro verso ma è rarissimo
poterle vedere direttamente. L’osservatore più fortunato può solo ammirare i segni della loro
presenza rappresentati dai peli lasciati su tronchi e rocce, unghiate su alberi e grandi rami,
nonché le caratteristiche orme tondeggianti, senza segni di unghie. Si tratta della lince
(scientificamente "Lynx lynx"), felino di dimensioni medio grandi che da tempo ha fatto la sua
comparsa (o ricomparsa dopo secoli di assenza) nell’area settentrionale dell’Appennino
emiliano romagnolo e toscano, soprattutto nelle alte vette del modenese, bolognese, reggiano,
forlivese e casentino. Il suo habitat è costituito, infatti, dai luoghi più selvaggi e inaccessibili
delle montagne, quelli ricchi di anfratti, rocce e grandi alberi. Non esistono prove che
documentino direttamente la presenza di questo animale che però viene sempre più spesso
segnalato da persone competenti (escursionisti, cacciatori, guardie venatorie) le quali
forniscono indicazioni concordanti e attendibili sull'esistenza in Appennino di questo predatore
dal carattere dalle abitudini solitarie e notturne. Forse per queste ragioni l’osservazione diretta
della lince è un fatto esclusivo e soprattutto occasionale. Ma la sensazione della sua possibile e
silenziosa presenza rende le montagne dell’Appennino settentrionale ancora più affascinanti e
suggestive.
La provenienza. Negli anni settanta nella Alpi svizzere, austriache e in Slovenia, furono
liberati esemplari di linci dei Carpazi. Da allora in quelle zone l’insediamento non solo si è
stabilizzato ma ha irradiato individui che hanno colonizzato anche l’arco alpino italiano da
oriente a occidente tanto che ora la specie è ben assestata anche sulle Alpi francesi. <<La
continuità ambientale - spiegano i tecnici dell’assessorato alle Risorse faunistiche della
Provincia - tra il sistema alpino e appenninico ha recentemente favorito la rapida diffusione
anche del lupo che in meno di un ventennio dall’Appennino tosco romagnolo si è ripresentato
sull’arco alpino franco-italiano fino alla Svizzera. Questo corridoio ambientale potrebbe essere
stato utilizzato anche dalla lince anche se la lettura in materia suggerisce che in Italia possano
essere avvenuti fenomeni diversi. Nel 1994, infatti, un esperto accennava a segnalazioni di
presenza di linci anche in Calabria, in Abruzzo, in Casentino e in Garfagnana. Lo stesso
esperto riteneva ipotizzabile che la loro presenza nell’Appennino fosse dovuta all’irradiamento
dall’Italia centrale, soprattutto all’interno dei parchi nazionali dove probabilmente nuclei assai
ridotti di tale felino (i famosi lupi cervieri che probabilmente erano linci) non si sarebbero mai
estinti grazie al loro comportamento spiccatamente criptico, conservandosi in alcune zone
montane particolarmente remote e segregate>>. Ciò potrebbe essere avvenuto anche per le
Alpi franco-italiane e di conseguenza dell’Appennino nord ovest. La popolazione di questi
animali non aumenta facilmente in quanto solo pochi piccoli sopravvivono al primo inverno di
vita e al loro secondo anno in autonomia - nonostante l’assenza di nemici naturali - l’esistenza
delle giovani fiere è una continua lotta per la vita a causa della complessità delle tecniche di
caccia anche dove le prede ideali per questa specie sono ormai ridivenute comuni ed
abbondanti (cinghiale, capriolo, daino, cervo sull’Appennino e sulle Alpi il camoscio,
stambecco e muflone).
La presenza. Secondo le informazioni a disposizione dell’assessorato alle Risorse faunistiche
della Provincia di Modena le segnalazioni della presenza di linci sull’alto Appennino bolognese,
reggiano e modenese sono complessivamente costanti negli ultimi anni. Un rapporto elaborato
nel 1995 dall’Assessorato alle risorse faunistiche in collaborazione col Museo Civico di
Ecologia di Marano riportava sedici casi segnalati nel modenese tra il 1991 e il 1995; sei casi
nel bolognese tra il ‘90-’93; cinque segnalazioni nel reggiano (tra il ‘93-’94) e due casi nel
Casentino (‘91-‘92).
Le località delle segnalazioni riguardarono Trignano di Fanano, Maserno, Capanna Tassoni,
località Torrente Scoltenna di Pavullo, La Mirandola di Fanano, Monte Cantiere e Selva dei
Pini di Lama Mocogno, Riolunato, Pian della Farnia di Fanano, località Tagliole di
Pievepelago, Groppo di Riolunato (Modena); Camugnano, Villa Daiano, e Lizzano in
Belvedere (Bologna); Carpineti e Monte Fasola (Reggio Emilia); Pietrazza e Biserna (Forlì);
Parco del Casentino (Arezzo).
Più recentemente, l’ultimo avvistamento risale all’autunno scorso: nel modenese - esattamente
a Fiumalbo, a due passi con il confine toscano - un agricoltore ha visto una lince. La
descrizione fatta non lascia, infatti, spazio ad equivoci trattandosi di <<...un grosso felino
bruno, maculato con la caratteristica coda corta e con le orecchie dai caratteristici ciuffetti
apicali....>>. Inoltre - a seguito della segnalazione di un allevatore modenese che aveva trovato
un capo di bestiame ferito - i tecnici veterinari non hanno escluso che il vitello sia stato assalito,
senza successo, dal superpredatore felino. Nell’autunno del 1997 invece a Pievepelago una
segnalazione è stata fatta da un cacciatore che aveva notato l’animale uscire da una zona di
battuta al cinghiale.
LA LINCE SULL’APPENINO TOSCO EMILIANO
LE CARATTERISTICHE DEL GROSSO FELINO SOLITARIO
La lince oltre ad essere un felino solitario, ama effettuare continui spostamenti all’interno di
una vasta area (parecchie centinaia di Kmq) in cui poter reperire le piccole e grandi prede di
cui ha bisogno. La presenza di una lince in un’area è quindi difficilissima da individuare: in una
sola notte la lince può spostarsi anche di 40 chilometri. Inoltre il territorio, soprattutto per i
maschi, si estende anche fino a 400 chilometri quadrati. La vista della lince è proverbiale, il suo
fiuto un po’ meno, ma l’udito è veramente formidabile, indispensabile durante la caccia
notturna. I piccoli ciuffi di peli sulla punta delle orecchie - caratteristici in questa specie come le
folte basette ai lati del muso - sono fondamentali nella percezione delle onde sonore e
permettono all’animale di localizzare i minimi rumori, e da chi sono provocati, anche al buio
totale. Questi "radar pelosi" sono una specie di antenne molto sensibili: senza di loro la lince
avrebbe difficoltà nella caccia. Infatti si ritiene che una lince possa avvertire rumori di un
piccolo roditore intento a mangiare anche a 100 metri di distanza. Con la sua pelliccia
grigio-marrone a macchie scure che varia in base alle stagioni e all'età degli individui, si
mimetizza alla perfezione nei boschi di montagna in qualunque stagione. Questo felino non
costituisce un pericolo per l’uomo poiché appena ne avverte anche una lontana presenza si
dilegua o si nasconde per celare la propria posizione.
La lince caccia soprattutto per lo più all’agguato - appostandosi su rocce, alberi e pendii -
oppure all’avvicinamento cogliendo di soppiatto la preda che viene bloccata con gli artigli (che
sono retrattili come quelli del gatto) e uccisa con un morso alla gola. Si nutre di conigli
selvatici, lepri, volpi, cuccioli e soggetti indeboliti di ungulati (capriolo, daino, cervo..) oltre che
di topi e altri piccoli roditori, uccelli e invertebrati. E’ in grado di mangiare fino a un chilo e
mezzo di carne al giorno: una volta catturata un preda di grossa taglia la ricopre di terra e
fogliame e ritorna a consumare il suo pasto nei giorni successivi. Il peso di questi animali -
lunghi dai 80 ai 120 centimetri e alti fino a 70 centimetri - varia dai 20 25 chilogrammi per i
maschi e dai 17 -20 chilogrammi per le femmine. Generalmente silenziosa, nella stagione degli
amori, tra febbraio e marzo, emette un caratteristico richiamo lamentoso. Dopo un periodo di
70-74 giorni dall'accoppiamento da alla luce da 1 a 4 cuccioli, che restano con la madre per
tutto il primo inverno.
LA LINCE SULL’APPENINO TOSCO EMILIANO
UN PROBLEMA APERTO: LE IMISSIONI ABUSIVE DEL FELINO
La lince è ufficialmente un animale sconosciuto in Italia. Una importante monografia del
Consiglio Nazionale delle Ricerche, pubblicata nel 1981, ha ignorato completamente questa
specie, escludendola dalla fauna italiana: è assai verosimile che, all'epoca, la lince fosse
presente, sia pure in numero piuttosto ridotto, nel nostro Paese.
Le possibili immissioni abusive sul territorio possono far ricorso al relativamente facile
reperimento di linci di allevamento, che però sono soprattutto esotiche (nordamericane)
destinate alla pellicceria o alla detenzione "amatoriale"(quest’ultima fortunatamente è ora più
difficile perché è regolamentata dalla legge sugli animali pericolosi). Fino ad ora la disponibilità
di linci è stata facile e può aver costituito un supporto al mercato illegale o alle liberazioni non
autorizzate.
<<Una breve raccolta di informazioni - sottolineano i tecnici dell’assessorato alle Risorse
faunistiche della Provincia di Modena - rivela che esemplari di lince sono facilmente reperibili
in Italia e all’estero a costo contenuto, compreso, pare, tra le 700 mila lire e il milione. Quindi
la disponibilità di linci non è un problema per chi avesse deciso di agire abusivamente e mettere
di fronte al fatto compiuto allevatori e soprattutto Enti (Regioni, Province, Parchi e riserve
faunistiche) in un'area dove purtroppo è già estremamente difficoltoso affrontare con chiarezza
le problematiche poste dalla riaffermazione del lupo. Infine pare che fra gli "allevatori" di linci
abbondino le alloctonie e gli ibridi e ciò pone ulteriori preoccupazioni su quale o quali specie
siano state liberate, nel caso ciò sia avvenuto>>.